Fosse stato cialtrone, arrogante, italiano nel peggior senso della parola anche solo la metà di quanto qualcuno dice, in copertina ci avrebbe fatto scrivere: “Questo libro va ai miei detrattori.” E in ogni caso avrebbe avuto ragione. Invece La bellezza e l’inferno Roberto Saviano l’ha dedicato ai suoi lettori, ma rimane il fatto che dovrebbe leggerlo soprattutto chi non crede in lui. Da queste pagine infatti emerge il profilo netto di un intellettuale, piuttosto che di un semplice scrittore. Come l’Italia non è più abituata ad avere. Un uomo le cui parole, sempre dense e a volte difficili, le parole di chi si è laureato in filosofia piuttosto che in “narrazione”, molto spesso tappano la gola. Bloccano le possibili reazioni un passo più indietro del commento subitaneo, di quella insidiosa chiacchiera sempre in agguato. Ecco, forse dopo un discorso di Saviano si possono giustificare, e benedire!, quei due canonici minuti di silenzio che precedono le domande di qualsiasi platea.
Gli scritti raccolti coprono il lustro dal 2004 al 2009 e parlano di personaggi diversissimi tra loro: Enzo Biagi, Donnie Brasco, Danilo Dolci, Felicia Bartolotta, Michael Herr, Lionel Messi. Possiamo anche non parlare di camorra in questa recensione, troppo facile sarebbe rilevare un filo così scoperto, un’allusione comunque costante che costituisce l’immancabile centro di un pensiero.
Ciò che dovrebbe interessare i troppi detrattori di Saviano, e i camorristi che lo costringono a una vita dimezzata, è l’eterno movimento, il camminare in avanti che questo giovane uomo (classe 1979) coglie dappertutto. Quanto pesi sulle sue ginocchia il dover vivere sotto scorta non ci è dato sapere ma Roberto Saviano è un uomo che si muove nel mondo.
“Si dice che il calabrone non potrebbe volare perché il peso del suo corpo è sproporzionato alla portanza delle sue ali. Ma il calabrone non lo sa e vola.”
Gli scritti raccolti coprono il lustro dal 2004 al 2009 e parlano di personaggi diversissimi tra loro: Enzo Biagi, Donnie Brasco, Danilo Dolci, Felicia Bartolotta, Michael Herr, Lionel Messi. Possiamo anche non parlare di camorra in questa recensione, troppo facile sarebbe rilevare un filo così scoperto, un’allusione comunque costante che costituisce l’immancabile centro di un pensiero.
Ciò che dovrebbe interessare i troppi detrattori di Saviano, e i camorristi che lo costringono a una vita dimezzata, è l’eterno movimento, il camminare in avanti che questo giovane uomo (classe 1979) coglie dappertutto. Quanto pesi sulle sue ginocchia il dover vivere sotto scorta non ci è dato sapere ma Roberto Saviano è un uomo che si muove nel mondo.
“Si dice che il calabrone non potrebbe volare perché il peso del suo corpo è sproporzionato alla portanza delle sue ali. Ma il calabrone non lo sa e vola.”
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