Quello che ha perso tutto è composto, ha la barba curata e i calzini bianchi. Dorme molto, la domenica fino alle undici; compra il cibo in rosticceria mangiando dalle vaschette di alluminio. Guarda sempre le partite della sua squadra senza esultare se vince e senza disperarsi se perde, ma non crede che il pareggio sia un risultato equo. Cammina con le gambe un po’ larghe e le mani unite dietro la schiena, come un professore durante un esame scritto ma senza guardare l’orologio. Quando ha rotto per caso la bomboniera in vetro di Murano, a forma di coccinella portafortuna, che aveva ricevuto per la laurea del suo vicino di casa, ha scansato i vetri col piede, senza raccoglierli, e sono ancora sotto il divano. Non prende mai ferie dal lavoro e distrugge i propri colleghi con silenzi rotti dalla sigla del giornale orario sulla radiolina, che accende ogni due ore. Quando entra ed esce da una stanza dice “salve” che si tratti di un bambino, di sua madre o di una ballerina di can-can.
Quello che pianta tutto è esausto, conserva solo le forze per lamentarsi, ma solo con se stesso. Se qualcuno glielo chiede “non ha niente”, sparisce per pomeriggi interi, magari va a guardare chi passa al casello dell’autostrada, con o senza telepass, poco romantico, ma almeno vede delle sbarre che si alzano. Una volta ha spedito una mail dicendo che vendeva, causa imprevisto, un biglietto di sola andata per il Brasile. Non era vero, non lo aveva comprato e non lo poteva vendere ma voleva leggere le risposte di chi aveva in rubrica. E’ alto, spettinato, le sue t-shirt son un po’ troppo corte , mangia se gli capita, se lo trova pronto e se è da solo pranza in piedi di fronte alla tv accese che non ascolta. Nel suo armadio c’è disordine ma uno zaino grande a tante tasche, l’unico acquisto pensato dai tempi della casa in cui vive, che sua moglie arreda e lui sporca.
9 anni fa