
Ieri sono stata al museo, alla collezione, alla casa, non so bene come definire quel posto, di Peggy Guggenheim.
Chiamarsi Peggy mi sembra già un bell'aiuto se vuoi fare l'artista/collezionista... i bimbi veneziani coi grembiuli e le voci alte in libertà ripetevano il suo nome: "La Peggy ha attaccato quest'opera..." oppure "Guarda: una foto della Peggy!". Si fosse chiamata Adalberta, Clarimonde o Assunta non sarebbe stata la stessa cosa.
Come mi accade quasi sempre, una sola opera mi ha inchiodata. Ieri, questa, mi ha chiamata per dirmi qualcosa che c'entrava con il quando ci si sente con le spalle al muro, con la sensazione di quando si decolla in aereo e piove ma poi si sale sopra le nuvole, con le nostre case sempre più solide più belle e più antisismiche, con le ombre che ci costruiamo e poi non sappiamo più gestire e accendiamo palliativi...anche con quel che viene su dal cielo.
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