13 novembre 2009

Piccolo mondo moderno

- Ti vedo abbattuto. Che è successo?
- Rischio di fare una figura di merda planetaria.
Bocchi si sedette sulla sedia accanto alla sua e si accese una sigaretta, prendendo grandi boccate.
I due rimasero in silenzio per un po'. Poi il chirurgo sollevò la testa verso il cielo e cacciò fuori una nuvola di fumo.
- Che palle, Fabrizio. Ancora con sta storia?
- Quale storia?
- Quella delle figure di merda. Da quanto ci conosciamo?
- Da troppo tempo.
Bocchi non si offese.
- Dal liceo non sei cambiato di una virgola. Sempre ossessionato da ste figure di merda. Come se ci fosse qualcuno che sta sempre a giudicarti. Te lo devo spiegare io? Tu fai lo scrittore e a certe cose dovresti arrivarci da solo.
Fabrizio si girò spazientito verso il suo compagno di scuola.
- Cosa? Di che parli?
Bocchi sbadigliò. Poi gli prese la mano.
- Allora non hai capito. Il tempo delle figure di merda è finito, morto, sepolto. Se ne è andato per sempre con il vecchio millennio. Le figure di merda non esistono più, si sono estinte come le lucciole. Nessuno le fa più, tranne te, nella tua testa. Ma non li vedi a questi?- Indicò la massa che applaudiva Chiatti - Ci ricopriamo di letame felici come maiali in un porcile. Guarda me, per esempio -. Si alzò in piedi barcollando. Allargò le braccia come a mostrarsi a tutti, ma gli girò la testa e si dovette sedere di nuovo. - Io mi sono specializzato a Lione con il professor Roland Chateau-Beaubois, ho la cattedra a Urbino, sono un primario. Guarda come sto ridotto. Secondo i vecchi parametri sarei una figura di merda ambulante, un essere infrequentabile, un cafone impaccato di soldi, un tossico, un personaggio spregevole che si fa ricco sulle debolezze di quattro carampane, eppure non è così. Sono amato e rispettato. Vengo invitato pure alla festa della Repubblica al Quirinale e in ogni cazzo di trasmissione medica. Scusa, ma andando sul personale... quel programma che hai fatto in televisione non era una grezza?
Ciba provò a difendersi. - Veramente...
- Lascia perdere, era una grezza.
Fabrizio fece un cenno d'assenso.
- E quella storia con quella, la figlia... Non mi ricordo, vabbè era una figura di merda.
Ciba fece una smorfia di dolore. - Vabbe' adesso basta.
- E che ti è successo? Nulla di nulla. Quante copie in più hai venduto con tutte queste teoriche figure di merda? Una cifra. E tutti dicono che sei un genio. Quindi, lo vedi che vieni a me? Quelle che tu chiami figure di merda sono sprazzi di splendore mediatico che danno lustro al personaggio e che ti rendono più umano e simpatico. Se non esistono più regole etiche ed estetiche le figure di merda decadono di conseguenza -. Bocchi si allungò verso Ciba e lo abbracciò affettuosamente. - E poi lo sai chi è l'unico che non ha mai fatto figure di merda in vita sua? Nemmeno una?
Lo scrittore fece no con la testa.
- Gesù Cristo. In trentatre anni non ne ha fatta nemmeno una. E con questo ho detto tutto.

Niccolò Ammaniti, Che la festa cominci

09 ottobre 2009

Baarìa

Non fosse stato "il ritorno" di Tornatore un film con questa sceneggiatura non sarebbe arrivato nelle sale. Niente da eccepire sulla bravura del siciliano dietro la macchina da presa, che regala immagini indimenticabili, ma quello che manca è una storia,un intreccio, schiacciato come si ritrova tra la Storia (italiana) e la storia (personale) del regista.
Tornatore non si fa mancare niente: superstizioni suggestive (uova rotte, bisce nere, mendicanti veggenti, montagne incantate, statue mostruose); luoghi comuni (il matrimonio combinato, la fuitina, l’analfabetismo, l’ingiusta accusa di omicidio, la prepotenza, l’instancabile fertilità meridionale, il caldo insopportabile, il letto di morte); la politica (più tornate elettorali, consigli comunali, riunioni di sezione, comizi, cortei violenti e non, il “voltagabbana” e il corrotto) e personaggi famosi (Guttuso). Puntellano il tutto il fascismo, le guerre mondiali, lo sbarco degli alleati, il sessantotto, la dicotomia comunismo - democrazia cristiana e accenni alla mafia vaghi e mai davvero incisivi. E ad un altro livello citazioni dai film (Le mani sulla città); camei onestamente imbarazzanti (su tutti la Bellucci e la Chiatti); colonna sonora importante (Morricone) ma pervasiva.
A Baarìa tutto “si perde”: all’uscita della sala non c’è un solo episodio (narrativo si intende, i fotogrammi sono invece più incisivi) che si imponga, come nel lungo finale che però se la sbriga annodando in modo frettoloso passato e futuro.
Si sa: raccontare di sé, della propria famiglia, del proprio paese è quanto di più immediato e però difficile ci possa essere. A Tornatore è mancato il coraggio di scegliere, la maturità di “tenere per sé il resto”, di costruire una finzione narrativa che sovrastasse il dato biografico e localistico.
Questo è il film italiano che corre verso gli oscar: ancora una volta portiamo all’estero una cartolina, un’immagine dell’Italia. Perduta, assolata e bellissima, ma comunque solo un’immagine alla quale manca la profondità: ed è un’occasione sprecata.

20 settembre 2009

"Impressioni" di settembre

- Buongiorno, volevo sapere se abitualmente lavorate anche con stagisti…
- Stage, cosa vuole dire uno stage?
(Ho sentito bene?) Sorrido
- L’occidente deve cambiare rotta, signorina. Questo mondo, questo mondo è così, il mondo occidentale intendo, perché altro non mi è dato conoscere … Sfrutta la gente, abusa …
(Della mia pazienza?) Annuisco
- Lei è laureata?
(Bravo vieni, al punto!) Voce cordiale:
- Sì, ho appena finito la specialistica in Lettere…a Venezia

- A Ve - ne – zia … Tra pochi anni saranno tutti laureati, anche in Bangladesh, sa?
(Cerco anch’io la modalità random, ma sono troppo carica per recuperarla.
Ho stampato - senza contare gli invii elettronici - 23 curriculum in 2 giorni, sono a quota 17 distribuiti – senza esito- , ho tolto lo smalto colorato troppo aggressivo per tenere un profilo più neutrale e trasversale possibile; mi sono alzata alle 6.15; ho bevuto un caffè a casa e uno in stazione; ho schivato le pozzanghere rimaste ovunque da ieri per non inzaccherare eventualmente lo zerbino – che non c’è – o il pavimento, cosa che fa incazzare mia madre e che quindi penso universalmente bandita dal mondo adulto; ho letto la pagina di cultura di cinque quotidiani, tre acquistati e due sfogliati nel bar della stazione; e ora tu, che come me, ci scommetto, non sai dove sia il Bangladesh, estrai dal cilindro il Bangladesh? Sono all’esame di Geografia dei Paesi in via di sviluppo? Ma tu non porti una kefia nè una sciarpetta equaesolidale… )
- Eh, dice? Anche in Bangladesh?- Ri – sorrido

- Lei ha mai lavorato?
- Sì, ho collaborato con un quotidiano, sia in redazione che seguendo la cronac…
- I giornali spariranno tutti,sa? I giornali spariranno – Pausa.
(Mi guardo attorno cercando della carta stampata pronta a svanire con un numero di prestigio)
- E resteranno solo i giornali d’opinione. Resterà solo L’Osservatore Romano.
(Amen)
- Ho tanti vizi, e uno di questi è quello di essere cristiano
(E adesso? La tirata religiosa? Va bene, è appena passato l’undici settembre, c’è la questione morale, al mio paese arriva pure il parroco nuovo - Ma lo saprà? Avrà contatti con la diocesi? Un progetto di evangelizzazione del Bangladesh? – Ma il pistolotto religioso? Ecco non ho scritto sul cv che ho fatto pure la chierichetta, da bambina. Ma magari lui è della vecchia guardia, e ammette solo uomini, sull’altare.) Non mi scompongo.
- Io vedo che lei è una bella persona, come si chiama?
- Martina
- Martina, io vedo che lei è una bella persona…
(E’ finito qui il sermone? Era solo una boutade per vedere quanto rossa o berlusconiana fossi? Sono salva?) – Grazie – e sorrido
- Vede, io faccio libri e allora io devo vendere libri per campare, ma questo non è capitalismo badi bene! C’è chi dice anche così…
- Chiii?
- chi parla di socialismo…
- Chiii?
- Che senso ha dire il socialismo? Non è la soluzione, mi creda… lei in che anno è nata?
- (1984. Adesso attaccherà con Orwell? Che era pure un mezzo comunista? La guerra di Spagna? O il Grande Fratello? Dico una bugia? Dico 1985 e taglio la testa al toro? Però mentire è peccato… ) 1984
- Ecco allora lei non se lo può ricordare, ma io che c’ero già, sa potrei essere suo nonno io…
(In carriola, per inciso) Annuisco
- Si parla di socialismo però, anche qui da noi, nella nostra bella terra veneta che è grande, potrei dire gloriosa dai tempi della Repubblica… negli anni sessanta… beh, tutti dicono che la Democrazia Cristiana non andava bene, però gli operai avevano la casa di proprietà, quattro figli e l’utilitaria in giardino… capisce?
- (Capisco?)

17 agosto 2009

Marche: Loreto, Recanati, Sirolo










06 agosto 2009

La bellezza e l'inferno

Fosse stato cialtrone, arrogante, italiano nel peggior senso della parola anche solo la metà di quanto qualcuno dice, in copertina ci avrebbe fatto scrivere: “Questo libro va ai miei detrattori.” E in ogni caso avrebbe avuto ragione. Invece La bellezza e l’inferno Roberto Saviano l’ha dedicato ai suoi lettori, ma rimane il fatto che dovrebbe leggerlo soprattutto chi non crede in lui. Da queste pagine infatti emerge il profilo netto di un intellettuale, piuttosto che di un semplice scrittore. Come l’Italia non è più abituata ad avere. Un uomo le cui parole, sempre dense e a volte difficili, le parole di chi si è laureato in filosofia piuttosto che in “narrazione”, molto spesso tappano la gola. Bloccano le possibili reazioni un passo più indietro del commento subitaneo, di quella insidiosa chiacchiera sempre in agguato. Ecco, forse dopo un discorso di Saviano si possono giustificare, e benedire!, quei due canonici minuti di silenzio che precedono le domande di qualsiasi platea.
Gli scritti raccolti coprono il lustro dal 2004 al 2009 e parlano di personaggi diversissimi tra loro: Enzo Biagi, Donnie Brasco, Danilo Dolci, Felicia Bartolotta, Michael Herr, Lionel Messi. Possiamo anche non parlare di camorra in questa recensione, troppo facile sarebbe rilevare un filo così scoperto, un’allusione comunque costante che costituisce l’immancabile centro di un pensiero.
Ciò che dovrebbe interessare i troppi detrattori di Saviano, e i camorristi che lo costringono a una vita dimezzata, è l’eterno movimento, il camminare in avanti che questo giovane uomo (classe 1979) coglie dappertutto. Quanto pesi sulle sue ginocchia il dover vivere sotto scorta non ci è dato sapere ma Roberto Saviano è un uomo che si muove nel mondo.
Si dice che il calabrone non potrebbe volare perché il peso del suo corpo è sproporzionato alla portanza delle sue ali. Ma il calabrone non lo sa e vola.”

29 giugno 2009

Sogno di un matrimonio di mezza estate

Del tutto puntuali e inattesi arrivano: il ciclo e una giornata di freddo che rizza qualsiasi pelo dimenticato sulle gambe anche dall’estetista più accanita. E’ il matrimonio: del tuo migliore amico? Magari, del fratello del tuo ragazzo. Praticamente è L’Entrata in Famiglia e devi cambiare look: non puoi nemmeno ricorrere al piano B (quello per il ciclo: un delizioso vestitino a palloncino buono per nascondere deformità di ogni genere) ma ti tocca coprirti. La scollatura che avevi preparato era perfetta: davanzalizzata quel tanto che basta, abbronzata e con malizioso gioiello inedito (ma non di Murano, come aveva consigliato la nonna). Archivia anche la gonnellina al ginocchio (trattato negli ultimi due mesi con l’anticellulite che rimetterebbe a nuovo anche l’attrice di Pappa e Ciccia, i 90’s!). Fuori ci sono 8, dico otto gradi (mi auguro che Studio Aperto ci abbia dedicato almeno un servizio). Quindi passi al piano C, pensando che ci sarà un motivo se tutti hanno sempre e solo un piano B, e vorresti dire delle parolacce molto poco fini ma ti sembra che non stia bene imprecare il giorno di un matrimonio … poi ti ricordi che si sposano in Municipio: e attacchi il rosario.
Dopo lunghe meditazioni, calibrando neanche fosse il primo discorso di Obama, giungi a un risultato. Pantalone a sigaretta e maglia lunga con spallina fina. Sì, hai fatto un buon lavoro. A questo punto, quasi soddisfatta sfiori la tragedia. Vedi un buco, sai di dover stare attenta a non caderci… ti sporgi solo per guardare, una sbirciata e ci finisci dentro fino al collo. Hai visto l’ombra di un pelo sotto l’ascella sinistra. Nel tuo viso improvvisamente Lombroso riconoscerebbe i tratti del violento (con tendenze masochistiche). Un gesto istintivo ti fa impugnare il bic (non bisognerebbe neanche possederlo un bic, arma bianca conclamata) e senza sapone e senza timore dai un’unica, energica passata.
Ovviamente, hai decapitato un poro della pelle che fiotta sangue. Questa specie di emorragia degna di ER deriva dal fatto che nel momento in cui hai deciso di impugnare il rasoio ti si era completamente chiusa l’arteria che portava sangue al cervello, senza dubbio. Cerotto marrone. Ovvero come buttare un’ora di lavoro: sì, perchè il tuo portamento ora assumerà questa disinvolta aria con le braccine adese al corpo,avete presente SuperVicky?
Lo sposalizio è breve, burocratico e surgelato … rimpiangi quasi che non ci sia una lunga fila come in Posta un’attesa sudaticcia e nervosa certo, ma che abbia qualcosa di passionale, un che di sofferto, di imprevedibile! Ingiustizie dello Stato Italiano. Il ristorante è bello, col tendone all’aperto che ripara provvidenzialmente dagli otto… pardon, sono diventati tredici gradi… Mentre elargisci sorrisi a caso ti cominci a chiedere perché quella sia in vestitino: non è ancora in età - menopausa “ho caldo a tutte le ore”; poi non ti spieghi come mai quell’altra, che non è la testimone, abbia le sue gambe chilometriche scoperte dal una gonnellina di seta plissettata… e i dubbi crescono quando adocchi la zia dello sposo che sfoggia uno svolazzante (e pessimo) vestito di seta che fa presagire minimo venticinque gradi… Sì, perché nel giro di mezz’ora, prima ancora che gli sposi ti raggiungano, il termometro incorporato a quel discreto quanto mai elegante orologio da polso in stile Giovani Marmotte del quattordicenne fratello della sposa segna 29 (ven-ti-no-ve) gradi centigradi.
Nell’incavo della tua modesta seconda scorrono le cascate del Niagara di sudore, temi che i pantaloni pesanti ti si siano appiccicati alle cosce ( speri di non fare la fine di Ross di Friend con i suoi pantaloni in pelle) e senti che il cerotto sta iniziando a staccarsi dalla tua ascella a causa dell’umidità tropicale che ti circonda. Ecco perché non esiste un piano C … perché al massimo è il B quello da tenere buono e ricordi solo ora quello che sette anni in una boutique non ti hanno insegnato: “Per apparire bisogna soffrire”.


(La domanda è: ipoteticamente questa cosa sarebbe pubblicabile su Marie Claire o su qualche mensile patinato del genere? )

22 giugno 2009

Spose

Simonetta (il primo giugno)
Chiara (venerdì e sabato scorsi)
A. (sabato prossimo)
Laura (a settembre)
Valentina (il 5 settembre)
E. prossimamente