30 dicembre 2008

Fighters-Alessandro Pagani (GaBLs)


Spesso e (mal)volentieri dobbiamo combattere.
Buon 2009

19 dicembre 2008

Rita Levi Montalcini (Donne-capitolo due)

E' lo scatto della testa. Quel movimento laterale prima della risposta che farebbe ondeggiare i capelli, se la pettinatura non fosse immobile e silenziosa. E' in quel movimento che passa il filo tenace, il segreto della longevità credo, la traccia buona per il dopo. Una centenaria che ha portato la sua vita fin lì venerando questa (a noi sconosciuta) componente neo corticale, sapendo che la (a noi più ben nota) componente emotiva ci può fare del male: ma concedendole di muovere in anticipo o di buttare indietro il capo per ridere, come un’attrice. Con i capelli fermi, però.
Questi scatti ci dicono molto di noi donne, della nostra voglia di esattezza, di presenza, di futuro. Del nostro sogno di trovare l’Uovo, con cui fare due frittate.

http://it.youtube.com/watch?v=R8peqvI-E4Q
http://it.youtube.com/watch?v=d_QB_5MQCCk&feature=related
http://it.youtube.com/watch?v=B2yFahwaktQ&feature=related

25 novembre 2008

La Madonna della Salute (Donne-capitolo uno)

Ho camminato tra la folla, un’ordinata biscia di gente imbacuccata che in un pomeriggio freddo, senza la mappa della città, andava alla Salute. Digiuna da sempre di pellegrinaggi e devozioni mi sono trovata con una candela in mano, la più piccola e colorata, quella da due euro. Costava di meno e mi sembrava meno pretenziosa, più adatta al mio checifaccioqui. Tra un signore che dice alla moglie di stare attenta ai gradini, sarebbe il colmo farsi male alla Salute!, e una bimba griffatissima, mi ritrovo dentro. Tutto è Barocco: rotonde le cupole e lucenti gli schermi montati per l’occasione, passato il solito freddo da chiesa per tutta la gente che c’è. La luce delle candele accese attira me e la mia spenta. Gli operai della fede hanno il camice blu come il toni dell’idraulico, gli orecchini grandi e al massimo vent’anni. Secondo me li pagano. Poco mi importa. Tolgono le candele di chi sarà passato,boh, una mezz’ora?, un’ora prima?, le soffiano le spengono le buttano in un cestino. Una mamma dice che le riciclano, mah... La cera persa per strada si solidifica sul loro camice davvero in fretta, lo riga di bianco sul blu. Una ragazza prende la mia candela, la accende normalmente (per quelle più grandi, tipo cero sottile, c’è un lungo stoppino che lei tende con metodo sopra la fiamma) e poi con la mia accende quella di una bimba, che vorrebbe tenersi il lume, ma cede anche lei alla devozione in camice blu. Dico un pezzo di preghierina, non so se l’ho finita, e mi scanso prima ancora che la mia candela sia appoggiata al suo posto nella grata. Lascio posto agli altri.
Qualcuno o qualcosa mi ha presa per mano in questo ultimo chilometro, mi ha fatto fare quello che sentivo di dovere-volere fare, mi ha estenuata finché ho acceso questo bisogno e poi mi ha lasciato sfogare un paio di inspiegabili lacrime. O forse fin troppo spiegabili, dentro di me.

27 ottobre 2008

Margherita Granbassi, i dottorandi e me

Scusate il titolo vagamente da film americano...
In un paese che non è mai parco di contestazioni quando si tratta di scuola (ricordo una riforma scolastica praticamente per ogni anno dal 1998 a oggi, e relative manifestazioni a cui ho più o meno partecipato) la trasmissione che più vuole denunciare e contestare ed è la cosa più lontana dal giornalismo che io abbia mai visto, predica la Meritocrazia.
Ad "intervistare" i giovani la fiorettista 29enne, bella, brufoli corretti a parte. Che rinuncia a tutto per il giornalismo, la strada che vorrebbe seguire cominciando con domande del tipo: "Sei la figlia di un pilota Alitalia, come affronta la crisi tuo padre?". La bionda precisa che "Lavoro gratis". Ci mancherebbe.
Poi il caso umano della ricercatrice: partita e tornata, maritata con prole, squattrinata di professione.
Poi la parola più gettonata del momento, almeno attorno a me: Dottorato... Il prolungamento del legittimo desiderio di sapere che non si esaurisce in 5 anni di questa università, secondo me. La tomba di qualsiasi vitalità anche, secondo me.
Al momento non mi sento nè giornalista nè dottoranda, nè credo che seguirò queste strade, ma...
ho una partita aperta: la mia amica bio ingegnere 110 e lode contro la Granbassi.
Incrocio le dita.

P.S. Prometto di essere meno "impegnata", la prossima volta.

13 ottobre 2008

Career Day

Già il nome che gli hanno messo, la dice lunga sullo spettacolo allestito, in cui mi sono ritagliata una piccola parte. Non per vantarmi, ma comunque avevamo tutti solo una piccola parte., anche chi credeva il contrario. La fiera della vanità in realtà prevedeva anche la visita guidata a palazzo, ma solo per quelli che...il Career Day.
Le file non sono ordinate, ma non perchè siamo italiani, stavolta è perchè nonostante la nostra giovane età proviamo compassione per il nostro prossimo: il suo futuro finirà nella sovraffollata ma riconosciuta cartellina di Economia o in quella più snella ma meno promettente di Vario? E allora cedo volentieri il mio posto. Passo avanti solo alla bionda con troppo fondotinta e lo stivale aggressivo, per certe cose non c'è compassione che tenga.
"...e comunque è meglio inserire il proprio cv nell'apposito format in internet..." Il caro vecchio Internet, credo sia l'organizzatore occulto della giornata, il detentore del monopolio che concede un giorno di celebrità al vecchio avversario di un tempo, quello che oggi stà per chiudere. Lo sponsor ufficiale invece è Linglese, LingleseAziendale del trand del brand.
Che dio ci scampi e liberi dalle presentazioni aziendali, dal diventare un'ossuta presentatrice di video vestita di nero con un polso fasciato alquanto sospetto, e il giorno che avrò davvero bisogno di soldi che rinforzi il mio stomaco debole e le mie orecchie a cui piace ascoltare l'italiano!

2 ottobre 2008

New generation

In questi giorni di catena di montaggio informatica, di operaia da scrivania, di lavoretti telematici (il futuro della classe operaia? cgil all’erta!) mi guardo intorno e vedo chi siamo. Siamo gente senza voce, raucedine per troppi tentativi di cercare di dire qualcosa, cosa?, a modo nostro. Incapaci di portare sulle spalle il posto da dove veniamo, le idee che ci hanno cresciuti e quelle che ci sono mancate, vogliamo stupire. Giovani scrittori coi capelli rossi o l’alopecia o il caschetto che impostano la voce e ricercano, sì, ricercano l’effetto. Un effetto speciale che stupisca prima loro stessi degli altri, che li lasci stare al mondo in un modo o nell’altro. Al mondo dove? Via, via più via dei nostri nonni che sapevano di andare e tornare, che potevano vedere oltre l’ostacolo, e gettarvi il cuore anche, i più coraggiosi. Noi non si vede oltre le previsioni del tempo. Su ogni sito e su ogni canale, diverse. Navighiamo a vista certo, ma lasciateci fare, da qualche parte arriveremo. Magari anche più in là.

9 settembre 2008

senza titolo (e anche così sembra troppo)

Sono colpevole di una lunga assenza dai vostri schermi, ma che ci volete fare, agosto per me è sempre stato un mese indecifrabile, e anche le cose che mi sono successe-nientedisensazionalenontemete- hanno bisogno di un pò di tempo prima di apparire qui.
Visto che agosto è finito, che comincia ad essere un pò meno caldo la sera, ricomincio a guardare la tv.
E questa pubblicità mi piace. Molto.http://it.youtube.com/watch?v=EnZVl9oWk1I
A voi piace?

23 luglio 2008

Pola, croazia






10 luglio 2008

Lloret de Mar

Oggi scrivo forse il post più difficile di sempre, ma sento di doverlo fare. Per cui per favore lasciate dei commenti, se lo leggete.


Una ragazza sparisce, viene uccisa, in vacanza.
A cominciare dalla sottoscritta, tutti noi pensiamo che non si sarebbe dovuta separare dall'amica, che in due si è, e in due si rimane: che è stata incosciente. Che errore, che leggerezza, ma non te l'aveva detto nesuno di stare attenta? Ma in fondo, non se l'è anche un pò cercata? Mi irrita molto pensare tutto ciò.Mi disturba che la società nella quale io sono più o meno integrata, e comunque alla quale appartengo, elevi la leggerezza a colpa, veda il problema nella ragazza che si diverte, che spegne forse (supponiamolo pure) il cervello, che si perde in questa Spagna che ci abbaglia, quest'America low cost della nostra generazione. Ecco, la nostra società vede il problema nel fatto che questa ragazza con gli occhi grandi non li abbia tenuti abbastanza aperti, e non nel fatto che ci sia in giro chi uccide, così, tanto per. Significa che io e la mia società pensiamo di non poter fare niente per raddrizzare le storture di quel mondo stupido e violento che abbiamo prodotto, superficiale di professione, "gordo" e vuoto, con le mani cattive e il sangue acido. Che non conosciamo la differenza tra peccati veniali e peccati capitali, tra una sbornia e un omicidio: siamo davvero messi così male? Siamo davvero così ciechi da non capire che non è stata una notte brava "finita in tragedia" ma una tragedia del nostro tempo? Che non distingue, ottenebrato dalla luce abbagliante e sintetica, che come aggiunge di tutto e di più senza un minimo senso, poi toglie. Toglie la vita. Ed è anche una tragedia del nostro pensiero, che generalizza, e che forse non sa più pensare.
E noi lo sappiamo che questo è un discorso giusto. Ma poi, soprattutto noi ragazze, torniamo a dirci che dobbiamo tutelarci, che altrimenti nessuno lo farà per noi. Un brutto, un triste circolo vizioso.

3 luglio 2008

Senza titolo

E’ alle prime giornate di sole. Nelle giornate di autolavaggi affollati da uomini soddisfatti, che possono finalmente rivedere le proprie carrozzerie, sotto la polvere; che succede. Arriva la notizia. Passa un po’ di silenzio, qualche ma come?. Poi si passano in rassegna le parentele, quelle fatte più di case vicine che di parole parlate, pensando che sì abitano vicini, sono figli di fratelli. Ci si stupisce per i colori usati nella carta, che qualcosa stona sempre, il colore del maglione che spunta sotto il viso magari, un mezzo busto fuori colore col santo di fianco o col profilino nero. Non si distinguono i mazzi pensati, coi petali giusti, da quelli telefonati. Il passo che si sincronizza lungo il tragitto tira vanti questo fiume in secca, che non corre, e neanche scorre. Spunta la faccia nota: chissà come facevano a conoscersi. Si contano le rughe di quello tornato da lontano, che l’ultima volta ci si era visti ragazzini.
E fino alla porta il sole arriva. Sto ferma, muovermi non potrei, nel mio mai così piccolo spazio attorno, che forse ha disegnato il destino?, mi chiedo asciutta. E non so proprio cosa vuole dire, quello che mi chiedo.
Queste vite seccate ai primi caldi.
Che tanto le ragazze avrebbero messo lo stesso gli occhiali da sole anche in chiesa, che tanto il sudore cattivo, così freddo e involontario, sarebbe sceso lo stesso. Si guarda chi sale sul pulpito con aria di sfida: Che cosa vorresti dire tu, adesso? Tesi, pronti a non perdonare parole appena fuori fase. Tesi solo a sperare che quel fiume secco non trascini anche noi, che il vortice non si avvicini troppo, perché allora non riusciremmo più a lamentarci di quella seduta davanti a noi, che ha i capelli sporchi.

16 giugno 2008

Incontro con

Il primo passo mi dice solo che è diverso dalle foto. Capirai. Il jeans firmato non aiuta. Il ciuffo dritto, interpellato di frequente. Capelli piuttosto neri, temo la tinta. Introduzione del moderatore pacata, ma ovvia. Sorrisi di modestia. Ho fatto male a venire, quasi penso.
Premessa. Infila una premessa di media lunghezza, di media importanza, di medio tono.
Già meglio, anch'io metto sempre le mani avanti. Legge tenendo la testa anche piegata di lato, di lato un pò avanti, mento che punta la clavicola per un momento, poi risorge e scatta verso la frase successiva. Senza nemmeno quei pochi fogli, ciò che dice gli muove le mani. Mani che riverberano un sorriso chiaro ma imperfetto. E quell'accento nitido, che più che altro è voce, prima di congedarsi e alzare le braccia, poco, per salutare, mi mostra la camicia bianca sudata.
Sono venuta a sentire Gianni Morandi, penso.

6 giugno 2008

editoria (1)

Libreria che non conosco. Scaffali alti e bassi. Tanta luce e poca gente. Mi guardo attorno sperduta ma un nome in cima a una pila, stampato chiaro su una foto scura che ha il sopravvento e che fa molto best seller americano, mi sembra familiare. Un nome e cognome meridionale, sembra, non credo di conoscerlo. Editore di cui so solo che esiste.
Reset. Ecco dove l'ho letto: nel mio computer. Prima che questo signorino facesse salti di gioia per l'avvenuta pubblicazione, aveva tentato una carta alla moda, all'avanguardia. Aveva spedito il suo manoscritto, ma vorrei che qualcuno inventasse una parola adatta che tiri in ballo anche sta benedetta tastiera del computer!, a una casa editrice che lavora via internet, che ha un comitato di redazione, che dà pareri non vincolanti, che mi ci sono iscritta in un impulso di efficienza...che ho sempre mille cose da fare e da gennaio 'sto manoscritto l'ho letto un mesetto fa, non tutto, solo un pezzo perchè...
"UN ARTERIA": c'era scritto così. Un'arteria senza apostrofo.
Allora io ho pensato che mamma mia che vergogna, che chissà l'indignazione generale virtuale multimediale di 'sto comitato di editoriale che vecchio mio potrà anche essere carino 'sto libro di padri trentenni forse un po' sbandati e di periferia...
Ma insomma incartatela. Hai mancato un apostrofo. Anzi, più di uno.
Pensavo così, più o meno.
Conclusioni: non dovrò affrettarmi a dare il mio grammatical contributo al comitato editoriale; posso leggere un libro senza spendere 16 euro.

15 maggio 2008

L'impero delle luci (Renè Magritte 1953-1954)


Ieri sono stata al museo, alla collezione, alla casa, non so bene come definire quel posto, di Peggy Guggenheim.

Chiamarsi Peggy mi sembra già un bell'aiuto se vuoi fare l'artista/collezionista... i bimbi veneziani coi grembiuli e le voci alte in libertà ripetevano il suo nome: "La Peggy ha attaccato quest'opera..." oppure "Guarda: una foto della Peggy!". Si fosse chiamata Adalberta, Clarimonde o Assunta non sarebbe stata la stessa cosa.

Come mi accade quasi sempre, una sola opera mi ha inchiodata. Ieri, questa, mi ha chiamata per dirmi qualcosa che c'entrava con il quando ci si sente con le spalle al muro, con la sensazione di quando si decolla in aereo e piove ma poi si sale sopra le nuvole, con le nostre case sempre più solide più belle e più antisismiche, con le ombre che ci costruiamo e poi non sappiamo più gestire e accendiamo palliativi...anche con quel che viene su dal cielo.


A voi piace?

6 maggio 2008

a te

A te che sei l’unica al mondo L’unica ragione per arrivare fino in fondo Ad ogni mio respiro Quando ti guardo Dopo un giorno pieno di parole Senza che tu mi dica niente Tutto si fa chiaro A te che mi hai trovato All’ angolo coi pugni chiusi Con le mie spalle contro il muro Pronto a difendermi Con gli occhi bassi Stavo in fila Con i disillusi Tu mi hai raccolto come un gatto E mi hai portato con te A te io canto una canzone Perché non ho altro Niente di meglio da offrirti Di tutto quello che ho Prendi il mio tempo E la magia Che con un solo salto Ci fa volare dentro all’aria Come bollicine A te che sei Semplicemente sei Sostanza dei giorni miei Sostanza dei giorni miei A te che sei il mio grande amore Ed il mio amore grande A te che hai preso la mia vita E ne hai fatto molto di più A te che hai dato senso al tempo Senza misurarlo A te che sei il mio amore grande Ed il mio grande amore A te che io Ti ho visto piangere nella mia mano Fragile che potevo ucciderti Stringendoti un po’ E poi ti ho visto Con la forza di un aeroplano Prendere in mano la tua vita E trascinarla in salvo A te che mi hai insegnato i sogni E l’arte dell’avventura A te che credi nel coraggio E anche nella paura A te che sei la miglior cosa Che mi sia successa A te che cambi tutti i giorni E resti sempre la stessa A te che sei Semplicemente sei Sostanza dei giorni miei Sostanza dei sogni miei A te che sei Essenzialmente sei Sostanza dei sogni miei Sostanza dei giorni miei A te che non ti piaci mai E sei una meraviglia Le forze della natura si concentrano in te Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano A te che sei l’unica amica Che io posso avere L’unico amore che vorrei Se io non ti avessi con me a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere, a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande, a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più, a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo, a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore, a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei... e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei...sostanza dei sogni...

25 aprile 2008

coincidenze

Capita oggi, con una coincidenza direi singolare, (visto che anche per me il 25 aprile è quasi esclusivamente un giorno di passeggiate) che io spulciando tra le mie idee veda su youtube un video realizzato da le iene a proposito di Roberto Saviano.
E veda un paesà che afferma, volto oscurato, che Saviano è solo un altro che sulla camorra "ci mangia sopra".
Ecco, in primavera preferirei non indignarmi, prometto sorrisi a me stessa e vorrei arrossare le gote solo con bagni di sole, ma mi viene da pensare che un ragazzo di neanche trent'anni avrebbe potuto mangiare sulla camorra senza farsi mettere sotto scorta.
Avrebbe potuto continuare ad arrossare gli spigoli degli zigomi, al sole.

8 aprile 2008

è tutto nuovo

Mai amato la felicità di un altro?
Sembra un sorriso riflesso,
è avere tutto senza avere niente.

27 marzo 2008

into the wild

chiamate le cose con il loro nome...

Fatelo. fatelo presente alle persone a cui volete bene. e se non l'avete già fatto andate a vedere questo film...

23 marzo 2008

Indietro tutta

"...noi siamo un popolo di concorrenti
e alla conquista del quiz partiremo
bisogna vincere e vinceremo!"
(ZAN ZAN)

chi di noi giovani sparvieri alla conquista del mondo non canta questo praticamente ogni mattina, scagli la prima pietra...

22 marzo 2008

uovo di pasqua

Ho rotto l'uovo di pasqua senza riuscire a fare due parti uguali, senza seguire la linea dritta che lo chiude perfettamente a metà. Ho sparso pezzetti più o meno grandi in giro, qualche briciola sta sul pavimento e speriamo che nessuno ci metta un piede sopra o diventerà una poltiglia immangiabile, neanche il ricordo di quell'uovo perfetto che era.
La sorpresa però c'era e sfrigolava più della carta argentata col ciuffo, assomigliava a mille sorprese già viste, niente di nuovo in produzione, ma è arrivata quando ormai non ci speravo quasi più...
La sorpresa è stata una, bellunesissima, serata di prosecchi coi miei amici, che in un modo o nell'altro continuano ad essere tali.

P.S. ...della serie:"io non scrivo gli affari miei sul blog":-)

4 marzo 2008

dedicato

Non c’è gradualità nell’accadere delle cose. Le cose, quando capitano, capitano. E non è nemmeno che puoi accompagnarle, impedire che ruzzolino trascinandoti con loro. Non si possono far andare piano le cose che capitano. Non si possono controllare o gestire. Nemmeno capirle, si può. Infatti la frase più ricorrente a questo proposito è: “Non so cosa mi stia succedendo”. Mica certe frasi vengono per caso. Se vi capita una cosa non potete farci niente, e questo è tutto. Non è vero che la vita cambia un po’ alla volta. O cambia o rimane la stessa. Dopo che è cambiata uno dice : “Sì, però prima era successo questo e quest’altro”, e si convince che il cambiamento fosse nell’aria, ma in fondo lo sa, o meglio, non lo sa perché la sua vita è cambiata. Non si conoscono le ragioni delle cose.

da Non avevo capito niente di Diego De Silva

26 febbraio 2008

non dire gatto

Venezia è un paesotto.

Le calli del forner e i sottoporteghi dei facchini.
I sacchetti dell'immondizia giù dal quarto piano.
Il dialetto duro a morire.
I cartelli gialli Rialtodilà e Rialtodallaparteopposta.
Un gatto che vive in università.
Che ha ciotola e divano in atrio.
Che dorme arrotolato accanto al prof.
Che non se ne accorge.
Che si è leccato e passato tra i banchi dell'aula 24.
Che nessuno disturba e ognuno sorride.
-...(eh)(è)...che sarei allergica ai gatti, ce n'è uno in classe e rischia di venirmi l'asma...non è che può venire a portarlo via?
- Non credo che sei dai sola in aula...
- No, è che...
- Fallo mandare fuori da qualcun altro...

Venezia è un paesotto.
Che è in Italia.

3 febbraio 2008

Le follie dell'imperatore


Non è una follia salire schiena a schiena.

14 gennaio 2008

rivincita

Il profeta vien di giorno,
zoppicando ancora intorno.
Dice al mondo che verrà
un secondo con contorno;
fiocco in cima al tempo buio
che rattoppo ogni mattina.

11 gennaio 2008

stand by me(1)

"E' proprio un bel momento", disse semplicemente Vern, e non intendeva solo il fatto di essere in un posto proibito, o di aver imbrogliato i nostri, o di andare a fare questa escursione lungo la ferrovia fin dentro Harlow; si riferiva sì a queste cose, ma ora mi pare che ci fosse dell'altro e che tutti noi lo sapevamo. Tutto era lì e attorno a noi. sapevamo esattamente chi eravamo ed esattamente dove stavamo andando. Era magnifico.

Stand by me-Ricordo di un'estate, Stephen King

7 gennaio 2008

gli anni non finiscono

gli anni non finiscono.
le feste, gli amori, la nutella finiscono.
i giorni, i film, gli amici finiscono.
i libri, i soldi, le ore finiscono.
gli anni non finiscono.

2 gennaio 2008

ovviamente...

scivolato il primo dell'anno, con i suoi ritmi sballati che forse solo qualche pomeriggio d'agosto può invidiargli, metabolizzato il mio ascendente (bilancia, per la cronaca) ma non l'oroscopo che con la penna rossa mi ha dato un misero 6, riconsegnato al proprio destino di volute sempre uguali qualche amico che vive troppo in comune e senza se stesso...posso dirvi...
buon anno. che possiate riempire questo augurio con tutto quello che veramente desiderate. e che tutto quello che verrà in più vi sia leggero