10 agosto 2010

Cosce e cervelli

Quando la seduta dall’estetista diventa improrogabile, obbligatoria, e si spera liberatoria, è d’estate.
Dopo aver provato creme, epilatori (epilady, termine quasi vintage ma dal suono più musicale del silk-epil) e rasoi sono infine a tiro di cera sul lettino. Arriva la fatidica domanda: “Hai usato il rasoio?”. Annuisco o sorrido, mai provare a negare!, perché il solo nominare altri metodi che non siano la ceretta comprometterebbe l’esito delle operazioni e temo che la tariffa lieviterebbe.
Mentre soffro per gli strappi decisi e contro pelo – e ho lottato per avere questo posto alle 8 del mattino nella mia unica settimana di ferie – le conversazioni spaziano lungo tutto il mio corpo. Corpo a quanto pare martoriato da numerose patologie insospettabili, che le mie serate in palestra non sono riuscite a fermare.
Il nuovo inquilino del mio corpo, colei che infiniti addusse lutti alle donne, come già agli Achei?, è la Ritenzione Idrica, ovvero l’anticamera della cellulite. Dopo aver strizzato le mie cosce la sentenza è cauta ma insindacabile: sono “tra il secondo e il terzo grado”.
Mi agito sul lettino. Mi affanno. Cerco di recuperare lucidità, visione del gioco. Infine capisco quale sia l’unica strada percorribile: chino la testa e chiedo consigli. Cosa posso fare? “Bere tanto.” Le basi le conosco. E sono sempre quelle, penso. “Ma non bere così tanto da farsi venire sforzi di vomito!” conclude lei con un sorrisino, come fosse il classico errore che una come me commette. E quante ne ha viste lei finite educatamente a rimettere acqua nel bagno dell’ufficio per aver combattuto la battaglia con troppa enfasi! Mi sento al riparo da tale tipo di errore e devo erroneamente farlo trasparire dal mio viso perché subito lei rincara la dose.
“Se la sera mangi formaggio hai mai notato che al mattino avrai gli occhi gonfi?”. No, veramente non ci ho mai fatto caso… “Gonfiore attorno agli occhi intendo, non il bulbo oculare gonfio!”. Vorrei urlare che la mia immaginazione non è così fervida né così macabra, che non guardo film dell’orrore e che i bulbi oculari gonfi non mi avevano mai sfiorato l’anticamera del cervello prima d’ora. Ma incasso, evidentemente sembro una che di anatomia ci può capire davvero poco.
La lezione continua. “Basta non bere alcolici di frequente”. Vabbè a parte qualche aperitivo bellicoso… “Non ne bevo abitualmente”dichiaro.
“E poi non bisogna consumare cibi fritti…” Le patatine valgono? Decido di no. “Non sono un’appassionata di fritture” butto lì sorridendo. Ma non c’è niente da ridere sembra dire lo sguardo di lei, dominante e prospiciente con una spatola di cera rovente in mano, mentre con garbo mi istruisce.
Cibi conservati, dolci elaborati, pizza, pasta, carboidrati “in generale”… E poiché il gioco si fa duro la piramide alimentare dei cibi proibiti allarga la propria base a dismisura finché è facile distinguerne il profilo, la visualizzo: è la piramide di Cheope! E a quel punto sono fregata.
La pazza sarò io ma, insieme all’ennesimo pelo in fase telogen, mi esce a voce davvero alta: “Lo sapevi che chi costruiva le piramidi egizie veniva ucciso perché non ne rivelasse i segreti?”
Tieniti la tua saggezza sulla buccia d’arancia, il tuo compendio sulla ritenzione idrica, la tua bibbia della cellulite. Io me ne rimango così, tra il secondo e il terzo grado di cellulite, senza sapere se i gradi siano 3 o 37.
Socratica.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ti giuro: paura a leggere il tuo post!
ely