20 agosto 2007

Clan

Sono tutti maschi, tutti di quel biondo che si consuma di sole per segnare le stagioni e farci sospettare che qualcosa sia successo, nelle loro vite. Hanno nomi rotondi, trisillabi, classici ma non triti. Hanno una passione per uno in virtù della quale madri, zie e nonne abbonano loro qualche pranzo saltato, in ogni caso non più d’uno al mese, estati a parte. Hanno cuori diversi e teste uguali, si sentono tutti fratelli, sono tutti cugini.

Possono spendere molto: spendono molto in ristoranti, e non sushi o messicano: Ristoranti. E vestiti, ma solo se l’etichetta recita “dal 1872”, o giù di lì. Tolgono, anziché aggiungere, persone dalle loro vite. Vite lasciate libere su carte geografiche di carta, ma aggiornate. Non tolgono solo chi c’è dal tempo degli aneddoti. Raccontano aneddoti dal passato prossimo come se fosse remoto e da quello remoto sempre con un sorriso. Con le loro mani di ossa larghe, che camperanno cent’anni, aprono le porte delle auto alle donne che ci salgono.

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