07 novembre 2010

Apollo e gli altri - II

25' ex tempore di scultura su legno - Belluno

Berretto e occhiali per proteggersi dalla polvere. Stento ad attaccare bottone, ma poi mi sbilancio ed apprendo che il naso-aratro che tanto mi ferisce è “la sua firma”. Che si ama anche colorare una scultura per far venire fuori ciò che ha dentro, per far uscire un po’ le pieghe dell’opera, accompagnando queste parole con un gesto eloquente e materico. Che questi giorni “transennati” nella postazione nel centro di Belluno sono una specie di vacanza anche per chi fa lo scultore. Poi si torna in studio, a lavorare, per i committenti, con soggetti più classici.
Poi c’è chi lavora con le cuffiette dell’i-pod, aggrappato al proprio silenzio.
Chi si preoccupa di chiarire che una scultura del genere starebbe molto bene perfino nell’angolo di un mini appartamento, perché le linee verticali si adattano bene ai contesti abitativi.
Quello che all’inizio mi sembrava il Dalì della situazione ora parla di missioni di pace in Afghanistan.
Poi ci sono i nomi indiani “tradotti” in titoli meno ambiziosi Inno al sole - Danza propiziatoria, cirmolo che in effetti si libra nell’aria.
Donne abbarbicate alle ali di un salvatore squamoso, che si fondono a tal punto con quel desiderio di andarsene da sembrare sirene, venute da lontano, emerse dall’acqua un istante fa.
- Perché piange questo nonno? – chiede lo scultore veterano ai bambini in visita.
- Perché il bambino ha detto una parolaccia – si ipotizza
- No, piange perché il mondo è cattivo. Ma allora il bimbo lo rassicura: “Crescerò, imparerò” dice.
- Ah … - ribatte uno dei piccoli che rimane della propria idea.
Poi i chip, i codici a barre.
Poi la donna con la motosega.
E quella che mostra la sua scultura a un cieco. Guida la mano forse troppo velocemente e quasi giustifica le sue linee contorte – Ma questa è una donna forte più che femminile – come se le due cose fossero inconciliabili.
Le cicogne invece non erano cicogne, ma comunque animali che potrebbero volare.

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